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Riforme. Baldassarri, De Lucia, Ichino, Lanchester, Martino, Pannella: ok a (semi)presidenzialismo approvato dal Senato solo se completato dall’uninominale maggioritario

Riforme istituzionali / Baldassarri, De Lucia, Ichino, Lanchester, Martino, Pannella: al di là dei pur gravi difetti di metodo e di contenuto della riforma approvata dal Senato, quel (semi)presidenzialismo può e deve costituire un primo passo nella direzione giusta, se completato da una contestuale, sistemica riforma in senso uninominale maggioritario delle leggi elettorali italiane, a cominciare da quella nazionale, di urgente e necessaria approvazione.

In caso contrario si andrebbe verso un disastro da America Latina.

Dichiarazione di Mario Baldassarri, Michele De Lucia, Pietro Ichino, Fulco Lanchester, Antonio Martino, Marco Pannella, della Lega per l’Uninominale

La riforma costituzionale approvata dal Senato presenta – certo – diversi gravi difetti, che sono in larga parte il frutto dell’iter a dir poco anomalo attraverso il quale essa è stata elaborata: la parte più importante del suo contenuto non è stata discussa in Commissione Affari costituzionali, bensì è stata introdotta con un emendamento presentato in Aula all’ultimo momento. Tuttavia sarebbe un grave errore buttar via il bambino con l’acqua sporca: l’idea del mutamento della forma dello Stato in senso semi-presidenzialistico che essa prevede merita di essere coltivata, purché questo mutamento si accompagni a una riforma elettorale capace di dar vita a un Parlamento davvero indipendente e autorevole, in grado di controllare efficacemente il potere del Presidente della Repubblica.

C’è infatti (semi)presidenzialismo e (semi)presidenzialismo. Con quello accompagnato, contestualmente, da una legge elettorale di tipo uninominale maggioritario per l’elezione delle Assemblee parlamentari nazionali, si va negli Stati Uniti, in Gran Bretagna o in Francia. È quanto proponiamo con la nostra Lega per l’Uninominale, con un arco di possibili varianti che abbracciano il doppio turno francese, il turno unico all’inglese o all’americana, il sistema australiano o neozelandese. Se, invece, la legge elettorale è il “porcellum” - magari persino corretto con l’introduzione delle preferenze - si finisce dritti in Sud America. Nella prima ipotesi, la scelta del semi-presidenzialismo compiuta dal Senato può essere considerata un primo passo nella direzione giusta e, in quanto tale, da valorizzare, verificando l’estensione delle competenze del Capo dello Stato. In caso contrario, un ulteriore, inconcepibile e pericoloso passo verso il disastro.

Roma, 26 luglio 2012

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